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Simmetrie

 

Educare non consiste più semplicemente nell’informare e formare i giovani, non significa semplicemente sincronizzare la nostra generazione con le radici culturali di un passato storico di enorme prestigio.  Il sistema educativo che conosciamo è sempre stato tra i più validi, anche se per molti oggi la Scuola come Istituzione non trova le giuste risposte alle esigenze degli alunni e degli insegnanti, sembra quasi che non sia più adeguata ai bisogni reali della società, manchi dei giusti interventi strutturali. 

La Scuola rappresenta un po’ il termometro con cui misurare la qualità di vita o il malessere di una società equilibrata o malata. A detta di molti, invece, è considerata l’ultima ruota del carro, una Istituzione cui i governi non riescono a trovare soluzioni adeguate, non percependone la fondamentale importanza. Nonostante tutto, la Scuola vive di una vita indipendente ed attraversa periodi di profonda trasformazione con le spinte contrapposte che la caratterizzano.

Il momento delicato e difficile che attraversa l’Europa, la crisi finanziaria, l’instabilità dei paesi vicini, la pace continuamente violata ed offesa dal terrorismo, gli effetti devastanti ed emotivamente schiaccianti degli eventi sismici nel nostro paese, le risposte non sempre coerenti delle Istituzioni sono fatti concreti e nuovi cui bisogna far fronte ed a cui dare risposte educative ed etiche.

Il rapporto educativo generazionale da sempre ricerca e studia la simmetria, l’equilibrio ottimale cioè tra le conoscenze e le abilità del saper fare in un contesto reale. Ma si incrocia anche con le “asimmetrie” percepite e scaturite dalla nuova società con cui fare i conti, con conseguenze a volte serie sia a livello individuale, con il disagio sociale e scolastico, o psicologico, con i comportamenti eccessivi, con le insidie e l’uso scorretto della tecnologia, con il viver virtuale che ha superato la vita reale, con l’incomunicabilità e la scarsa fiducia tra il mondo dei giovani e quello degli adulti. La nostra generazione in passato, doveva difendersi da minor rischi e minacce anche se esponenti autorevoli già individuavano nei mass media delle forti insidie: In una intervista Pasolini dichiarava che “le parole che cadono dal video, cadono dall’alto, parlare dal video è come parlare da un cattedra”. Quindi negli anni passati Pasolini già riteneva che la TV costituiva ed avrebbe rappresentato il più potente strumento di comunicazione, ed il compito della scuola diventava quello di insegnare a decifrare e difendersi dall’uso poco democratico o scarsamente etico del mezzo televisivo.

Oggi la situazione è molto più fluida e aperta ma non meno difficile. Il concetto di etica è diffuso non solo dai mass media ma anche tramite le social networks: le notizie ci bombardano e ci confondono e non sono filtrate per età e capacità di rielaborazione.

Oggi, dunque, la scuola ha il compito di intercettare e filtrare queste asimmetrie, che non sono sempre negative o contrarie al concetto di etica. Il dovere della scuola però è quello di compensare le negatività e le sollecitazioni pericolose, guidare i giovani verso un percorso di riflessione sociale ed inclusivo di accettazione delle diversità, insegnare il coraggio e la fiducia nei valori umani, senza però rinnegare le proprie radici: una consapevolezza più forte della paura e della diffidenza, per crescere con serenità, trovare una nuova simmetria globale, mentale ed umana.

Educare allora significa individuare ed indicare quali percorsi intraprendere, quali abbandonare. Se la scuola è un sistema utilizzato per trasmettere la cultura alle nuove generazioni, il primo ruolo del professore sarà quella di indicare, di tracciare i nuovi orientamenti etici e sociali e possibilmente prevedere i risultati di questa educazione in un ambito sociale.

Simmetrie ideali, possibili anche se difficili, che si intrecciano oggi con il nostro migliore augurio per un nuovo, sereno, percorso scolastico.

 

 

La simmetria di me

Ogni tanto, a lezione,

mi si agita nella testa una giostra,

un triangolo di colori, di fuochi accesi, di emozioni.

Come ortiche uncinate

a volte le asimmetrie mi assalgono e mi pungono il cuore.

Lo studio, i compagni, le ore di scuola…


“Sono in trappola, una vera trappola” …

Un martello mi batte e che sbatte nella mente.

La mattina allo specchio mi pettino il ciuffo

poi posto un selfie con quella freccia d’acciaio che punta al cielo…

Fuggire dalla quotidianità, uscire dalla banalità, andare oltre la mia età.

Volare ogni giorno da casa a scuola….

Immaginare

di atterrare come un supereroe nel cortile.

Scoprire il bidello Tom con il naso all’insù

che spia il mio atterraggio super lunare

Lo annoterà certo nel diario nero,

quello delle visite inaspettate,

o dei permessi non più dati,

delle gite abolite per  le parole indesiderate.

Ma  questa nota non mi fermerà…

Sono uno che cammina in alto IO,

uno che va sui cornicioni delle mura,

che entra ed esce dalle aule


che rimane in attesa ad ascoltare

Dalla classe mi cacciano via ogni giorno,

per le risate forti,  le parolacce,

per la voglia solo di una sigaretta

per i rimproveri ingiusti e i cazzotti con i  miei compagni…

Poi nei giorni buoni, quando mi sento felice

li abbraccio anche, i professori,

e li ringrazio per aver vissuto un po’ tra le mie fila,

per le speranze regalate senza un’attesa,

per le promesse  fatte  senza  sorrisi.

Li bacio tutti e riparto ancora

In equilibrio, un passo dietro l’altro sul quel filo d’acciaio.

Sono Spiderman e VOLO lontano …

Le parole invece mi inseguono e si ricompongono in fila,

come pensieri  io ci  ricammino sopra

respirando attento

tra la mente e i ricordi  mi  sparo  un selfie  in bilico sempre sul punto più alto delle mia  vita.

Mi fermo e ci penso… ora capisco

Erano forti  davvero i professori

e disegnavano questa  perfetta

segreta “simmetria”  di me.

G.G.

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